Ricordo di Francesco Gianniti

 

Il giorno 11 agosto 2017, all’età di quasi novantasei anni è scomparso a Oriolo (Cosenza) Francesco Gianniti.

Proprio a Oriolo era nato il 4 ottobre 1921. Laureatosi a Roma nel 1945, discutendo una tesi in diritto penale con il prof. Filippo Grispigni, Gianniti entrò in magistratura nel marzo 1948 e vi rimase per circa quindici anni, esercitando le funzioni di pretore a Corigliano Calabro e successivamente quelle di giudice istruttore nonché di giudice dibattimentale presso il Tribunale di Bologna.

Nel 1962 lascia la magistratura per dedicarsi all’attività accademica, prima come assistente ordinario del prof. Ernesto Battaglini e, poi, come professore nelle discipline penalistiche, sia sostanziali, sia processuali. All’epoca non esisteva ancora, a Bologna, una cattedra di Procedura penale, che sarà istituita solo due anni più tardi. Gianniti appartiene, dunque, a quella generazione di studiosi che hanno coltivato con eguale intensità e passione il diritto penale e il diritto processuale penale.

Ne è conferma la sua produzione bibliografica, dove spiccano cinque monografie in diritto penale (l’ultima, pubblicata nel 2011 a novant’anni, intitolata Criminalistica, contiene, si può dire, la summa del suo approccio culturale e metodologico) e cinque in diritto processuale, per lo più su temi generali e metodologici (con la sola eccezione della monografia del 1979, più volte ripubblicata, sul giudizio direttissimo).

La sua riflessione teorica, influenzata dal pensiero della Scuola positiva, percorre convintamente i sentieri dell’interdisciplinarietà. La sociologia, la psicologia, l’antropologia criminale devono trovare adeguato spazio nelle speculazioni del penalista, lato sensu inteso. Fermarsi al dato normativo, come pretendevano i tecno-giuristi, non è sufficiente. Chi si limita a quello, trascura la parte più viva e culturalmente intrigante dell’esperienza penalistica.

L’importanza del profilo metodologico affiora in molti suoi scritti, alcuni assai risalenti come il saggio Metodologia giuridica e dogmatica processuale penale, in Giust. Pen. 1957, I, c. 481 ss. oltre che nel saggio Le dottrine criminalistiche dopo Cesare Beccaria, in ivi, 2007, I, 609. La sottolineatura dell’essenziale contributo che dalle scienze cosiddette ausiliarie può venire alla dottrina processualistica è riscontrabile in diversi studi, fra i quali meritano di essere qui ricordati il saggio L’importanza della psicologia e della sociologia nel processo penale, in Studi in memoria di Girolamo Bellavista, pubblicato in Il Tommaso Natale, 1977, p. 209 ss. e nei successivi, più impegnativi, volumi la Introduzione allo studio interdisciplinare del processo penale, Giuffrè, Milano, 1986; il Sistema penale e problemi criminologici, Maggioli, Rimini, 2007, oltre al già citato Criminalistica, Giuffrè, Milano, 2011.

Lasciato l’insegnamento universitario nel 1991, al compimento del 70° anno, Francesco Gianniti ha continuato a coltivare la sua passione per la didattica, organizzando a Bologna dei corsi di preparazione all’esame di avvocato e di magistrato. Di questa attività resta traccia nei volumi Guida all’esame di avvocato, Giuffrè, Milano, 2006 e Guida al concorso per magistrato ordinario, Cedam, Padova, 2008.

Oltre alla funzione giudiziaria e all’attività scientifica in accademia, Fran­cesco Gianniti ha esercitato per anni anche l’attività forense, con esperienze significative in processi di rilievo anche nazionale. All’inizio degli anni ’70, assieme ad Alfredo De Marsico, difese, infatti, il produttore cinema­tografico Alberto Grimaldi, processato in due distinti giudizi a Bologna per aver finanziato il film di Bernardo Bertolucci, Ultimo tango a Parigi e il film di Pier Paolo Pasolini, I racconti di Canterbury. Esperienze significative – come detto – delle quali sapeva far tesoro nella sua attività didattica.

A questo proposito sia consentito un piccolo ricordo autobiografico. Ho avuto modo di frequentare il prof. Gianniti nella seconda metà degli anni Ottanta, nel periodo in cui, per così dire, “assistevo”, in veste di neo-ricercatore, i due ordinari che allora, a Bologna, impartivano l’insegnamento della Procedura penale: Massimo Nobili (il maestro col quale poco prima mi ero laureato) e, per l’appunto, Francesco Gianniti.

Passavo le mie giornate in una minuscola stanza dell’Istituto giuridico A. Cicu, circondato da pareti foderate di commentari e classici della scienza penalistica. Ogni mercoledì pomeriggio, verso le 17,00, puntualissimo, gentile, incline alla battuta, col largo sorriso dell’uomo che si sente fortunato e in pace col mondo, arrivava il prof. Gianniti per ricevere gli studenti e i laureandi. Occupava una stanza attigua a quella dove stavo io, separata da una porta sottile che permetteva di sentire tutto quanto dall’altra parte si diceva. Forse per rilassarsi dopo la lezione, si concedeva spesso una sigaretta (all’epoca era concesso fumare), che infilava in un elegante filtro-bocchino di color nero.  Veniva sempre accompa­gnato da una schiera di quattro o cinque allievi che, dopo aver assistito alle sue lezioni, partecipavano al ricevimento-studenti. Ogni visita di questi ultimi, ogni argomento di tesi, diventava così occasione per discussioni e diatribe fra il docente, i giovani collaboratori e lo stesso studente, in un confronto serrato e spesso animato. Io ne ero partecipe solo passivo, come semplice ascoltatore in grado di mettere a frutto quel che di buono, spesso, esce dal confronto di idee. Mi piaceva e per certi versi invidiavo quello stare insieme per discutere di temi che sollecitavano in me interesse e curiosità. Oltre che di questioni scientifiche si parlava anche di organizzazione della didattica o di altre iniziative legate all’attività della cattedra. Gianniti aveva dato un nome a questi incontri. Aveva anzi escogitato un acronimo: RASD, che starebbe per Riunione Accademica Scientifico-Didat­tica. Un’espressione capace di racchiudere con efficace sintesi l’insieme delle aree di attività della docenza universitaria: la organizzativa, la scientifica e la didattica.

 Orbene, questa espressione gli è sopravvissuta. Tutti giovani che nel corso di questi anni hanno frequentato e quelli che tuttora frequentano le cattedre bolognesi di Procedura penale la conoscono bene. Così abbiamo sempre chiamato, infatti, gli incontri che saltuariamente facciamo per discutere del lavoro di uno di noi che sta per essere pubblicato, della relazione che sta per essere presentata a un convegno o per programmare le attività collaterali ai nostri corsi istituzionali. Anche di recente, una giovane dottoranda, incontrandomi per strada, mi chiedeva: professore, quando facciamo la prossima RASD? Quella dottoranda forse non sa che l’espressione risale al prof. Gianniti, così come la pratica del confronto collegiale e del lavoro di gruppo che essa sottende. Perché, se è vero che il lavoro di ricerca e di preparazione didattica è, in larga parte, lavoro silenzioso e solitario, è anche vero che il dialogo aperto e franco con chi coltiva analoghe passioni intellettuali vivifica e amplifica quel che il singolo ha letto, meditato ed elaborato per conto proprio.

 

1° Dicembre 2017 – Renzo Orlandi